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Adesso basta. Da mesi ho scelto la strada dell'invisibilità e del silenzio: non siamo un paese maturo per l'impegno civile. Mi sono impegnata per anni e ho pagato amaramente in prima persona. Ho cercato di aiutare qualcuno, spero di aver dato un minimo di aiuto a chiunque, ma ora sono stanca. Spremuta, cannibalizzata, ora ho bisogno di aiutare me stessa. La stampa, la televisione, i politici... tutte chiacchiere, aria sottratta a chi ne ha bisogno. Siamo un paese in cui impegnarsi con nome e cognome è rischioso: perché assumere chi conosce i propri diritti? Siccome ho i genitori non in salute (se non era così, avrei lasciato l'Italia nel 2002), il mio compagno ha un mutuo da pagare e io ho il mio bel co.pro. che mi permette di fare la spesa per mangiare e null'altro (300€) ho deciso di concentrarmi su me stessa. Ho bisogno di pace, non di dita nella piaga. Come posso definire gli imbecilli che ti dicono "Poveri giovani, andatevene da quì, non avrete futuro!" e quelli che, in senso opposto, ti dicono che sei un costo da ottimizzare? Come due facce della stessa medaglia che rovina l'Italia... Un paese in cui, dai 25 anni in poi, una laureata si sente dire che è troppo vecchia per lavorare perché poi rimane incinta, è un paese schifoso. Un paese che non merita cervelli. E, sia chiaro, detto a quei due o tre pseudo capi che mi hanno detto cose simili: io non desidero avere figli, ho già abbastanza grane. Il problema del precariato non si risolve creando "casi umani" mediatici per il lasso di una stagione, né sparando slogan politici vecchi di decenni, ma con un approccio concreto, organico - che coinvolge i neopensionati come i neoassunti, i dirigenti, le istituzioni...tutti! - ed estremamente pragmatico. Cosa che in Italia non si vuole fare, perchéun agire simile toccherebbe troppi interessi. Alla fine il precariato fa comodo a molti. Ho quasi trent'anni, una laurea presa che ne avevo 23, un curriculum di 3 pagine, guadagno 300€ al mese, mi mantengo da sola nonostante tutto e ne sono fiera: comunque faccio un lavoro che mi piace e lo faccio con perizia, non intendo fare pena a nessuno perché chi vive con onestà e impegno non ha nulla che possa fare pena, volevo solo aiutare, parlare di un problema di cui non bisogna vergognarsi. Visto che farlo vuol dire svendere il proprio quotidiano, ora voglio solo dimenticare, e viverlo, 'sto quotidiano. Perché io sono una persona, non "una precaria". Ringrazio solo quelli che hanno condiviso con me, in empatia questa avventura intellettuale: Paolo, Antonio, Estelle. Che ci sia stata solo una ragazza disposta a lottare senza doppi fini, è davvero scandaloso. Che poi fosse una ragazza francese andata a lavorare in inghilterra, dice ancora di più.
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